Un match lungo 80 anni
a cura di Marina Basile
Nel salone del Barion Bari, dove risaltano i trofei sportivi dell'ultracentenario circolo, è stato presentato il libro di Antonio Portoghese “UN MACH LUNGO 80 ANNI”. Una splendida location per la presentazione di un libro molto coinvolgente che con una magistrale alternanza di “lettere”, “racconti” e coloratissime fotografie riesce a raccontare una fetta della storia della città di Bari, planando e soffermandosi soprattutto sulla storia sportiva della nostra città. Una storia, quest’ultima, non sempre serena e troppe volte caratterizzata da eventi negativi che mettono in chiara luce come per la città di Bari il settore sportivo sia stato sempre “molto complicato”.
Un settore sportivo che da sempre ha lasciato poco spazio agli “sport minori”, relegati troppo spesso in secondo piano, discipline agonistiche che invece sono state fregiate dai grandi successi ottenuti non solo in ambito sportivo, ma anche e soprattutto a livello umano. “Sport minori” proprio come il pugilato insegnato e praticato da 80 anni nell’Accademia pugilistica Portoghese, quel pugilato di cui si racconta nel libro di Antonio Portoghese.
Un parterre di altissima levatura quello presente nella sede del circolo Canottieri, magistralmente introdotto dal giornalista Orazio Chiechi.
Il primo ospite a parlare è il padrone di casa, Ruggero Verroca, grande campione nello sport e oggi presidente del circolo canottieri Barion che ha dichiarato: “Antonio Portoghese con questo libro onora la città di Bari e la pratica sportiva cittadina. Con la sua opera riesce a far comprendere come siano fondamentali tutti gli sport e che bisogna avvicinare quanto possibile le nuove generazioni a qualsiasi tipo di sport, perché lo sport ha bisogno di essere inteso nella sua alta valenza sociale”.
Anche il presidente del comitato regionale FPI, Nicola Causi, ha voluto sottolineare la grande opera realizzata da “Ciccio Portoghese” all’interno della sua palestra, un luogo magico capace di suscitare lo stesso effetto di una poesia. “Antonio Portoghese nel suo libro è riuscito a rappresentare la vera filosofia del pugilato che poi è anche la filosofia della vita stessa. Nella palestra Portoghese si respira aria di sport pulito, la passione e l'amore verso questa disciplina. Una passione nata ottanta anni fa e trasmessa in eredità da padre in figlio – ha affermato Causi”.
Michele Bollettieri - console di Puglia per la federazione russa e San Marino, nonché grande pugile dell'accademia Portoghese, ha voluto rimarcare questo concetto dichiarando che nella palestra, dove si viveva all'insegna di quei valori etici oggi in gran parte smarriti, anche lui ha imparato l'importanza del rispetto delle regole e la necessità di condurre una sana lotta nella vita. “Ritengo che sia giusto che ci sia un libro su Ciccio Portoghese, un libro che riporta anche momenti della grandezza di Bari”.
Molto significativo l’intervento del presidente della Commissione Culture del comune di Bari, Giuseppe Cascella, primo grande lettore ed estimatore del libro che ne ha anche curato una dettagliata prefazione che induce a proseguire nella lettura del libro. In questa prefazione è tracciata anche una breve storia dell'Italia degli anni ‘20 – ‘30. “Sono anni di grande fervore, economico, sociale, strutturale, ma anche sportivo. Sono anche anni di rinascita prima della grande distruzione causata dal secondo conflitto mondiale. Anni durante i quali, Ciccio Portoghese ha dato vita all’accademia pugilistica omonima. Portoghese non è mai stato un pugile, ma è stato un grandissimo istruttore di pugilato. Ha saputo trasmettere a tutti i suoi atleti quei valori e quelle regole che li hanno resi prima veri uomini e solo dopo grandi pugili e campioni. La storia di questa accademia non può passare inosservata o essere dimenticata – ha dichiarato Cascella”.
Prima di concludere il suo intervento Cascella ha voluto sottolineare che “Un match lungo 80 anni è anche un libro intriso di solidarietà perché “non parla della famiglia Portoghese, ma racconta di quello che i Portoghese hanno saputo fare per gli altri. E questa solidarietà si coglie anche nel fatto che buona parte del ricavato della vendita di questo libro sarà devoluta all'Agebeo, un’associazione che svolge la sua opera a favore delle famiglie di bambini affetti da malattie oncoematologiche”.
In coda l’interessante intervento del medico Francesco Fischietti che ha asserito che gli sport come la box sono importantissimi per sviluppare nei bambini la capacità di resilienza, ossia la capacità di gestire lo stress, capacità quest’ultima molto importante dal punto di vista della salute, finanche nei bambini oncologici. “Non esiste un'età precisa per cominciare a praticare questo sport. Non è uno sport dove si fa a cazzotti, ma è uno sport che insegna a competere nel rispetto di valori etici. Così come non esiste alcuna discriminazione di genere poiché il pugilato può essere tranquillamente praticato anche dalle donne.”
Al termine della presentazione non sono mancati momenti di grande emozione, tra di essi la lettura delle memorie di Eva, una campionessa cresciuta in “casa Portoghese” e l’intervento di Raffaella Rossini, una grande donna che con la sua incessante opera ha fatto rivivere l'accademia portoghese, nonostante le enormi difficoltà incontrate in questi ultimi anni, difficoltà meramente “burocratiche”.
“Ho sempre paragonato il pugilato alla vita. La vita è un Ring e sul ring come nella vita bisogna affidarsi ad un valido maestro – ha affermato Raffaella Rossini”.
Parole amare quelle proferite dall’autore del libro nelle fasi conclusive dell’incontro, parole amare dettate con lo specifico intento di aprire la strada a nuovi spunti di riflessione. “Ho scritto questo libro perché mi sono sentito in dovere di scrivere qualcosa che mettesse a nudo le tante ingiustizie che lo sport subisce nella nostra città. Associazioni e accademie sportive in cui si praticano i cosiddetti “sport minori” nella nostra città da un giorno all'altro si ritrovano per strada. Per i XIII Giochi del Mediterraneo, nel 1996, ben 5 società sono state allontanate dallo stadio della Vittoria e nel giro di un paio di anni quattro di queste hanno smesso di esistere. Un ulteriore colpo basso l'ho ricevuto nel 2014 quando mi è stata chiusa la palestra dall'allora presidente e questo atto non ha consentito a tre pugili emergenti di continuare la loro carriera. – ha concluso Antonio Portoghese”.