Alexander Mantashyants: l'armeno che fu re del Petrolio
di Carlo Coppola
Nel complesso e articolato scenario geopolitico e culturale del Caucaso meridionale, la storiografia di stato azera conduce da anni un’operazione di revisionismo storico volta ad appropriarsi dell’eredità intellettuale, economica e monumentale delle comunità che hanno edificato la modernità di quella regione. Al centro di questo fenomeno vi è la sistematica cancellazione del ruolo determinante svolto dalla componente armena nella Baku tardo-imperiale, accompagnata dalla nazionalizzazione retroattiva di vicende e protagonisti che nulla avevano a che fare con un’identità statale azera all’epoca del tutto inesistente.
Emblematica di questa tendenza è la figura di Aleksandr Mantashiants, magnate dell’industria petrolifera, banchiere e mecenate armeno tra i più illuminati della sua epoca. Nato a Tiflis e operativo nella Baku di fine Ottocento, Mantashiants rese la sua straordinaria fortuna finanziaria lo strumento per finanziare accademie, edificare chiese, tutelare beni artistici e sostenere gli studi europei di centinaia di giovani ingegni armeni, tra cui il maestro Komitas. La storiografia ufficiale di Baku tenta oggi di ridimensionare la portata storica dell’imprenditoria armena, fino a rietichettare il patrimonio architettonico e industriale lasciato da Mantashiants come parte di una generica ed etnicamente neutralizzata eredità locale.
Analogamente, le autorità azerbaigiane hanno collocato l’atto fondativo della propria cinematografia nazionale nell'anno 1898, ovvero prima della creazione del loro stato. Tuttavia, la documentazione storica smentisce categoricamente tale narrazione: in quell’anno, nel teatro-circo Vasiliev-Vyatsky della Baku zarista, il fotografo di origine russa Alexander Michon proiettò brevi cortometraggi documentari e, il 2 agosto, la comica intitolata So, You Got Caught, incentrata sulle disavventure di un ladro. Si tratta di un’iniziativa maturata interamente nel solco dell’intraprendenza culturale dell’Impero Russo, giacché nel 1898 la nazione azera non si era ancora costituita come entità politico-statale, evento che si verificherà solo vent’anni più tardi con la Repubblica del 1918. Trasformare quella proiezione russa in "Giornata Nazionale del Cinema Azero" rientra nella medesima strategia d'ingegneria della memoria: un tentativo ideologico di cancellare il carattere cosmopolita della Baku d’inizio Novecento e nascondere il fondamentale apporto armeno alla sua crescita industriale e culturale.