Se la carne è triste cosa resta dei libri?
di Carlo Coppola
Questa mattina, 17 febbraio 2026, Anna Hakobyan e il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan hanno ufficialmente registrato il loro matrimonio. Un atto civile, ma anche un gesto pubblico che intreccia vita privata e responsabilità istituzionale. La data assume così un valore simbolico: invita a rileggere con occhi nuovi l’iniziativa culturale che porta la firma di Hakobyan, “Learning is Trendy”, campagna promossa attraverso la My Step Foundation per avvicinare i giovani alla lettura, con incontri diffusi in tutto il Paese e concepiti secondo un modello dialogico, quasi TED-style.
L’idea è ambiziosa quanto semplice: fare del libro un riferimento collettivo, sottrarlo alla dimensione esclusivamente scolastica e restituirlo come pratica viva, condivisa, persino desiderabile. In un tempo dominato dalla frammentazione digitale, la campagna propone il libro come spazio di concentrazione e profondità, come luogo in cui il pensiero non è immediatamente consumabile ma si costruisce nel tempo. Non un oggetto da accumulare, ma un’esperienza da attraversare.
E tuttavia, come scriveva Stéphane Mallarmé nel verso più enigmatico di Brise marine: «La chair est triste, hélas! et j’ai lu tous les livres». La carne è triste, ahimè, e ho letto tutti i libri.
La lettura, dunque, non è nostalgia intellettuale né semplice rifugio. È anche un avvertimento. Aver letto tutto — o credere di averlo fatto — non colma il vuoto dell’esistenza se si resta in superficie. Mallarmé mette in scena la saturazione del sapere: l’accumulo non salva, l’erudizione non consola. Se la lettura diventa consumo culturale, ornamento identitario, status da esibire, essa lascia il lettore più affamato di senso, esposto a una solitudine ancora più sottile.
Occorre attraversare il testo, non soltanto possederlo. Occorre che il libro legga noi.
Qui interviene, quasi in controcanto, il grande Carmelo Bene che nel suo romanzo sperimentale Nostra Signora dei Turchi porta questa intuizione all’estremo. Il suo è un testo che non accompagna ma disorienta, che sfida e disfa le certezze linguistiche del lettore, riorientando la trama di continuo e convocando al proprio cospetto teatro, musica, mistica, filosofia. La grande letteratura non risponde alle aspettative: le ridefinisce. Non rassicura, ma destabilizza.
Leggere, in questo senso, è un rischio necessario: è aprire una ferita produttiva nel senso già posseduto. È accettare che il testo incrini la nostra grammatica interiore.
Se si guarda alla campagna “Learning is Trendy” alla luce di questa tensione, essa appare meno come un’operazione promozionale e più come un tentativo di rimettere in circolo un’idea forte di cultura. Non si tratta di moltiplicare eventi, ma di ricostruire un’abitudine interiore. In una società segnata da trasformazioni politiche e identitarie profonde, l’Armenia contemporanea è chiamata a ripensare il proprio rapporto con la memoria, con la diaspora, con la lingua. Il libro diventa allora uno spazio di ricomposizione simbolica.
La registrazione del matrimonio tra Hakobyan e Pashinyan, in questa cornice, può essere letta anche come un gesto di formalizzazione: mettere per iscritto ciò che già esisteva, dare forma giuridica a una realtà vissuta. Analogamente, la lettura è una forma di formalizzazione dell’esperienza: nomina il mondo, lo articola, lo rende pensabile. Ma perché questo accada, occorre che il libro non sia solo oggetto, bensì evento.
Mallarmé ci mette in guardia contro la saturazione; Carmelo Bene ci espone al vertigine del linguaggio; la campagna di Hakobyan tenta di riaprire lo spazio del desiderio. Tra queste tre linee si disegna una possibile pedagogia contemporanea: non leggere per riempire, ma per svuotarsi; non leggere per confermare, ma per trasformarsi.
In definitiva, la sfida non è far sì che “learning” sia trendy. È far sì che il sapere torni a essere necessario. E che, di fronte alla tristezza della carne evocata dal poeta simbolista, il libro non sia un alibi, ma un varco, una possibilità per indagare noi stessi e il nostro mondo intorno a noi.