Dal Veneto all'Armenia tra strade e commemorazioni
di Carlo Coppola
Un filo di seta e di fede, tessuto nei secoli, lega il Veneto alla nazione armena: dalla quiete lagunare dell'Isola di San Lazzaro, dove dal 1717 i monaci mechitaristi custodiscono lingua, memoria e cultura armene, fino a Yerevan. Qui si è aperto un nuovo capitolo di questo rapporto con la missione istituzionale di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale del Veneto, iniziata il 21 settembre e condotta insieme al Segretario generale Roberto Valente e a una ristretta delegazione.
Il viaggio è avvenuto in occasione del 15° Advisory Forum sugli Itinerari culturali del Consiglio d'Europa (23-25 settembre), dedicato quest'anno al tema "Routes through Time and Cultures: Education for Sustainable Heritage". Per il Veneto è un'edizione speciale: a maggio la Via Querinissima, che da Venezia raggiunge le isole Lofoten sulle orme del navigatore Pietro Querini, è stata certificata Itinerario culturale europeo, e proprio a Yerevan è prevista la consegna del relativo diploma. «Dobbiamo trasformare questa rete in una vera infrastruttura culturale per il futuro dell'Europa», ha dichiarato Zaia inaugurando i lavori.
Il 23 settembre la delegazione ha reso omaggio alle vittime del Genocidio armeno sulla collina di Tsitsernakaberd, insieme all'ambasciatore d'Italia Alessandro Ferranti. Ha poi incontrato la ministra dell'Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan, e ha visitato il Matenadaran, custode di una delle più importanti collezioni di manoscritti antichi armeni e testimonianza della resistenza culturale di questo popolo.
Il momento più intenso si è vissuto al Memoriale e Museo del Genocidio, dove Zaia si è fermato a lungo davanti a una fotografia che lo ha colpito profondamente, definendo il luogo uno spazio in cui «il silenzio è carico di storia e di dolore» e che «obbliga a riflettere». Il Metz Yeghern, iniziato nel 1915 e preceduto dai massacri di fine Ottocento, costò la vita a circa un milione e mezzo di armeni.
«Memoria, cultura, identità, incontro tra popoli»: così Zaia ha riassunto i temi legati da un filo comune in questa giornata. Da Yerevan, il Veneto riafferma dunque la propria vocazione di ponte tra i popoli, con un pensiero rivolto anche alla comunità armena veneta.
A fare da guida al presidente Zaia è stata la dott.ssa Shushan Khachatryan, unica ricercatrice italofona dell'istituzione, che lo ha accolto insieme al direttore facente funzioni Hrachya Tashchyan. Al termine della visita, a Zaia è stata donata la versione italiana del Catalogo del Museo, tradotta dall'inglese in lingua italiana dal prof. Carlo Coppola e con revisione di bozze di Siranush Quaranta.
Un filo di seta e di fede, tessuto nei secoli, lega il Veneto alla nazione armena: dalla quiete lagunare dell'Isola di San Lazzaro, dove dal 1717 i monaci mechitaristi custodiscono lingua, memoria e cultura armene, fino a Yerevan. Qui si è aperto un nuovo capitolo di questo rapporto con la missione istituzionale di Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale del Veneto, iniziata il 21 settembre e condotta insieme al Segretario generale Roberto Valente e a una ristretta delegazione.
Il viaggio è avvenuto in occasione del 15° Advisory Forum sugli Itinerari culturali del Consiglio d'Europa (23-25 settembre), dedicato quest'anno al tema "Routes through Time and Cultures: Education for Sustainable Heritage". Per il Veneto è un'edizione speciale: a maggio la Via Querinissima, che da Venezia raggiunge le isole Lofoten sulle orme del navigatore Pietro Querini, è stata certificata Itinerario culturale europeo, e proprio a Yerevan è prevista la consegna del relativo diploma. «Dobbiamo trasformare questa rete in una vera infrastruttura culturale per il futuro dell'Europa», ha dichiarato Zaia inaugurando i lavori.
Il 23 settembre la delegazione ha reso omaggio alle vittime del Genocidio armeno sulla collina di Tsitsernakaberd, insieme all'ambasciatore d'Italia Alessandro Ferranti. Ha poi incontrato la ministra dell'Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport, Zhanna Andreasyan, e ha visitato il Matenadaran, custode di una delle più importanti collezioni di manoscritti antichi armeni e testimonianza della resistenza culturale di questo popolo.
Il momento più intenso si è vissuto al Memoriale e Museo del Genocidio, dove Zaia si è fermato a lungo davanti a una fotografia che lo ha colpito profondamente, definendo il luogo uno spazio in cui «il silenzio è carico di storia e di dolore» e che «obbliga a riflettere». Il Metz Yeghern, iniziato nel 1915 e preceduto dai massacri di fine Ottocento, costò la vita a circa un milione e mezzo di armeni.
«Memoria, cultura, identità, incontro tra popoli»: così Zaia ha riassunto i temi legati da un filo comune in questa giornata. Da Yerevan, il Veneto riafferma dunque la propria vocazione di ponte tra i popoli, con un pensiero rivolto anche alla comunità armena veneta.
A fare da guida al presidente Zaia è stata la dott.ssa Shushan Khachatryan, unica ricercatrice italofona dell'istituzione, che lo ha accolto insieme al direttore facente funzioni Hrachya Tashchyan. Al termine della visita, a Zaia è stata donata la versione italiana del Catalogo del Museo, tradotta dall'inglese in lingua italiana dal prof. Carlo Coppola e con revisione di bozze di Siranush Quaranta.