In principio era un buco: successo per il monologo di Luigi Di Sario
Quello che “In principio era un buco” si è trasformato, in un sabato sera di fine agosto, in un monologo teatrale ideato,scritto ed interpretato da Luigi Di Sario con la collaborazione di Nicola Pellegrino.
Lo splendido castello svevo-normanno del comune di Sannicandro di Bari ha fatto da sfondo allo spettacolo teatrale che ha regalato agli astanti un’ora di divertimento, ma anche di riflessione e di consapevolezze.
Sulle note di “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti, Gino ha iniziato il suo racconto, ambientato nel tanto amato quanto malfamato quartiere San Paolo di Bari, conosciuto anche come CEP. È qui che scaturiscono i ricordi di un ragazzo le cui passioni erano le partite a pallone con gli amici, di cui non dimentica di fare menzione, i sani giochi di strada come la campana e il gioco del fazzoletto, niente a che vedere, naturalmente, con le tecnologie di oggi, che piegano le teste di tutti su uno smartphone. La vita di Gino si condensa in questi attimi, nei suoi attimi tra una ringhiera e un grattacielo, ma anche in tutto quello che gli accade attorno. In una perfetta fusione di storia locale e di storia mondiale, nonché di italiano e di dialetto barese, il protagonista ripercorre gli anni di piombo e l’omicidio di Aldo Moro sino all’amaro 1980, scosso dalla strage di Ustica, dal terremoto in Irpinia di magnitudo 6.9 e dalla morte di John Lennon. Gino resta incollato alla tv anche nel 1981, anno in cui prematuramente morí Bob Marley, e non meno nel 1982, quando Sandro Pertini, dopo la vittoria italiana dei mondiali in Spagna, giocó con i calciatori in aereo a scopone. Per non parlare di tutto il caso che si venne a creare attorno al maxi processo nel 1986 e che contribuì, in maniera significativa, ad imprimere nella mente del giovane le parole di Paolo Borsellino in merito alla lotta contro la mafia, da intendere come un movimento culturale che anela la libertà.
La stessa libertà che Gino percepisce ritornando sui suoi passi, in quel posto dove regna odore di focaccia e di panzerotti che per tanto tempo ha chiamato casa e che, pur avendo lasciato fisicamente per diversi anni, sentirà sempre di poter chiamare così. Perché le incertezze e le paure dell’adolescenza presto vengono eliminate dalla certezza del ritrovare una madre, l’unica donna che aspetta sempre, e non diventano altro che quella dimensione parallela che porta alla crescita, per intraprendere la quale si ha bisogno di una buona dose di coraggio, altruismo e fantasia.
Come diceva Kahlil Gibran “Se resto qui, c’è un andare nel mio restare; se vado là, c’è un restare nel mio andare”: questo progetto, coronato da una mostra fotografica che narra il monologo con l’efficace linguaggio dell’immagine, ha fatto tornare ragazzini Luigi Di Sario e Nicola Pellegrino e ha dato loro la consapevolezza che, nel restare o nell’andare, gli angoli di periferia restano nel cuore.