''Weapons'', il nuovo horror corale di Zach Cregger che ha rapito diciassette bambini... e lo spettatore.
A tre anni di distanza dal successo di Barbarian, il regista Zach Cregger torna a farci tremare con Weapons, un'opera ambiziosa e stratificata che si conferma come una delle voci più originali dell'horror contemporaneo. Dimenticate il classico horror con una singola minaccia, Cregger ci catapulta in una "epopea corale", una favola nera e contorta che si dipana attraverso molteplici punti di vista e riflette, in modo inquietante, sulle paure di una società alla deriva.
Il film si apre con un evento inspiegabile e perturbante: 17 bambini di una stessa classe elementare spariscono nel nulla, alle 2:17 del mattino. L'unico a non svanire è l'ultimo bambino, Alex. Da questo mistero, che richiama il mito del Pifferaio di Hamelin, si sviluppa un racconto frammentato e polifonico che esplora la reazione di una comunità sconvolta.
La narrazione è frammentata e segue le prospettive di diversi personaggi, svelando un pezzo del puzzle per volta:
Justine (Julia Garner): La maestra della classe, distrutta dal senso di colpa e dalla disperazione. Il suo punto di vista ci mostra la tragedia da un'angolazione molto intima.
Archer Graff (Josh Brolin): Il padre di uno dei bambini scomparsi, che si trasforma in una figura ossessionata, simbolo della rabbia e del dolore che dilaniano la comunità.
Alex: L'unico bambino rimasto, un testimone silenzioso e catatonico, la cui presenza alimenta il mistero.
La trama si estende a un poliziotto corrotto, a un tossicodipendente che potrebbe aver visto qualcosa e al preside della scuola, ognuno con i propri segreti e la propria reazione al caos.
Il film usa il mistero della sparizione per esplorare temi molto più profondi e complessi. A mano a mano che la storia progredisce, si capisce che la causa della sparizione non è umana, ma soprannaturale, la figura della strega come metafora della paura e del capro espiatorio. La comunità, incapace di affrontare l'inspiegabile, si lancia in una "caccia alle streghe" contro chiunque sia diverso o sospetto, come la maestra, il preside o i genitori del bambino sopravvissuto, riflette il clima di divisione e sospetto che può corrompere una comunità. La tragedia fa emergere il lato oscuro degli abitanti di Maybrook, la loro incapacità di fidarsi l'uno dell'altro e la loro tendenza a cercare un nemico esterno per nascondere le proprie colpe.
Weapons non si limita a spaventare con i jumpscare (che, quando ci sono, sono realizzati con grande maestria e non sembrano mai gratuiti), ma lavora sulla tensione psicologica e sul senso di disagio.
La regia di Cregger è impeccabile e curata, ogni inquadratura è studiata per amplificare l'inquietudine. Il film gioca costantemente con lo spettatore, alternando momenti di terrore puro a sequenze dal gusto quasi da commedia nera, riuscendo a mantenere un equilibrio precario ma affascinante.
Recensione a cura di Raffaella Cimmarusti e Rino Liuzzi